Bella principessa degli Sforza


SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: la bella principessa (degli Sforza)
  • attribuzione: LDV
  • età di Leonardo: 43 anni
  • committente: sconosciuto
  • supporto utilizzato: gesso e inchiostro modellato
  • dimensioni: cm 33 x 23,9
  • tecnica: inchiostro nero, rosso bianco su pergamena
  • datazione: 1495
  • stato di conservazione: buono  
  • interventi di restauro: non attribuito
  • opera portata a termine: si
  • attualmente si trova: collezione privata in Canada


1495 

Si tratta della più recente attribuzione che riguarda Leonardo, scaturita in seguito a una serie di indagini scientifiche del  in particolare sul San Girolamo della Pinacoteca Vaticana. L'opera è stata in mostra alla Villa Reale di Monza.

A fine novembre 2015 Shaun Greenhalgh, che si dichiara "falsario di professione", ha affermato di essere l'autore della "Bella principessa".




1998

Risulta a calendario per l'aggiudicazione al pubblico presso la casa d'aste Christie's a New York, senza che venga indicata l'attribuzione a Leonardo da Vinci, piuttosto ad un artista pressochè sconosciuto del 1300. 

Il quadro viene stimato dalla casa d'aste per un valore indicativo tra i 12.500 e i 15.900. Ceduto dalla vedova dell'antiquario fiorentino Giannino Marchig, in quell'occasione venne acquistata dal collezionista canadese Peter Silverman per un prezzo finale di 21.850 dollari.


2009
Attraverso studi spettrografici e radiocarbonio sul supporto, si ha avuto la conferma scientifica che la pergamena è collocabile tra il 1440 e il 1650. Questo primo dato colloca quindi l'opera nel periodo di vita di Leonardo. L'esame ai raggi infrarossi, infine, ha evidenziato una serie di pentimenti e di similitudini con la Testa di donna di profilo di Leonardo nella Royal Library del Castello di Windsor. Il tratteggio che procede da sinistra è assolutamente compatibile con lo stile di Leonardo.


L'impronta digitale

Durante gli esami spettrografici ci si accorge di una anomalia nei pigmenti che sembrano non conformi alla stesura "normale" del colore. Ad esami microscopici effettuati nel luogo dell'anomalia posta nella parte anteriore in alto, ci si accorge che si tratta di una impronta digitale. Da questo momento ulteriori esami di comparazione e di datazione tramite una fotocamera multispettrale della Lumiere Technology Company, un'impronta digitale che è stata poi confrontata con altre conosciute di Leonardo.

Per fare questa analisi comparativa non è stato difficile in quanto lo stesso Leonardo, utilizzando la tecnica dello sfumato, cioè l'abitudine a "stendere" il colore utilizzando il polpastrello con movimenti orari e antiorari,  al fine di rendere un effetto" evanescente " dei contorni, come ad esempio nel fondale della "Vergine delle rocce" , nel "San Girolamo", nel fondale della "La Gioconda" e nel fondale nell' "Annunciazione di Cristo".   

 

Criteri di datazione e di attribuzione

Secondo molti esperti d'arte e in particolare studiosi delle opere Leonardesche, ci si trova di fronte ad alcune possibilità. Si identificherebbe l'opera come prodotto del soggiorno milanese di Leonardo quando fu chiamato da Ludovico il Moro alla sua corte milanese. E' probabile quindi, che il ritratto sia quello di Bianca Sforza, la figlia primogenita del duca e di Bernardina de Corradis, andata in sposa a Gian Galeazzo Sanseverino, primo capitano attendente delle armate di Ludovico il Moro, nel gennaio 1496 e morta nel novembre dello stesso anno. 


1494

Il francese Jean Perréal  nato intorno 1455,  architetto, poeta e un pittore  ufficiale del re Carlo VIII,  Luigi XII e Francesco I francese  nato intorno 1455 o Nel Ligny Memorandum di Jean Perréal, si trova in visita a Milano e sembra aver visto con i suoi occhi Leonardo dipingere il ritratto di Bianca Sforza. 

Jean  Perréal ricorda di essersi incontrato più volte con lo stesso Leonardo dove non mancavano discussioni sulla pittura e sulle tecniche utilizzate da entrambi nelle proprie arti e in particolare riferisce che Leonardo gli abbia chiesto più di una volta consigli circa l'utilizzo del gesso e delle pergamene. 

E' possibile pensare quindi che la curiosità di Leonardo si riferisse proprio alla creazione di una serie di ritratti da rilegare in un libro o magari la creazione di una copertina di ritratti, cosi come si evince dai tre piccoli fori presenti fuori dal bordo del ritratto stesso.

 

2010, marzo-agosto

Il ritratto di "Principessa" viene esposto per cinque mesi presso l'Eriksbergshallen di Göteborg, in Svezia e le sue vicende ha scritto un libro Martin Kemp, professore emerito di storia dell'arte a Oxford, tra i massimi esperti di Leonardo. È stato lui a proporre il nome di Bianca Sforza, per esclusione.

Gli ha fatto eco in Italia Carlo Pedretti, altro storico esperto leonardiano, che si è dimostrato perplesso ma non assolutamente scettico: in particolare non lo convince il vestito della donna, con un ricamo della manica non pertinente all'epoca rinascimentale, privo dei tipici lacci che rendevano le maniche intercambiabili; impeccabile, secondo lui, è invece l'acconciatura lombarda col "coazzone" tenuto da legacci, e il profilo della giovane, con l'occhio vivo ed espressivo, compatibile coi disegni leonardeschi del tempo. 

Il professor Ernesto Solari, nell'ipotizzare che il ritratto di profilo potrebbe essere di Ambrogio de Predis, ha pubblicato sul sito del suo Museo virtuale dedicato a Leonardo una convincente comparazione che rivela alta compatibilità tra la fisionomia della “Bella principessa” e quella della “Dama dei gelsomini” di Lorenzo di Credi, nella quale viene identificata Caterina Sforza, e sulla base del risultato ottenuto, congiuntamente ad una ricerca sui tipici nodi sforzeschi tradizionalmente associati a Caterina, identifica la fanciulla di profilo in Caterina Sforza o alternativamente nella sorella Bianca Landriani.

 

2011, settembre

I maggiori esperti mondiali di Leonardo, l'inglese Martin Kemp e il Fisico francese Pascal Cotte, decidono di analizzare il dipinto attraverso lo studio dei  fori di legatura, identificando con certezza la sovrapposizione di un pezzo di foglio strappato combaciante con  quello di una copia  di un incunabolo stampato a Milano nel 1490 presso la stamperia di Antonio Zarotto, la Sforziada di Giovanni Simonetta (Commentarii rerum gestarum Francisci Sfortiae, nella traduzione di Cristoforo Landino), conservata a Varsavia presso la biblioteca nazionale polacca (Biblioteka Narodowa) con la segnatura Inc. F. 1378.

Il volume cartaceo reca proprio sul frontespizio miniato un opera di Giovanni Pietro Birago contenente indicazioni allusive relative alle  nozze del suo probabile possessore, Galeazzo Sanseverino, con Bianca Sforza. 

Questo volume, secondo le ricostruzioni storiche, sparì (forse sequestrato) proprio a Milano, durante il Sacco nel 1499, per poi ricomparire nelle  collezioni reali francesi per poi essere ceduto a Francesco I di Francia a Sigismondo I di Polonia in occasione delle sue nozze con Bona Sforza, nel 1518.

 

2015
Arriva una notizia che ha dell'incredibile e che in poche ore fa il giro del mondo:

"La bella Principessa è un falso!
Non l'ha disegnata Leonardo ma l'ho disegnata io."


Questa notizia assume subito un peso specifico non indifferente che spinge gli addetti ai lavori a prendere contatti con colui che ha affermato tutto ciò e lo ha fatto davanti al mondo interno, rilasciando una intervista molto dettagliata: 

quest'uomo si chiama affermato Shaun Greenhalgh.

 

L'opera non è affatto di Leonardo da Vinci


Fra gli argomenti addotti, quello che Leonardo non usò mai è la pergamena per nessuno dei suoi 4.000 disegni sopravvissuti, e che vecchie pergamene fossero facilmente acquistabili dai falsari (cosa che spiegherebbe la datazione al C14). 

Lo studioso di Leonardo, Pietro C. Marani, stima di poco valore il fatto che il disegno sia stato tracciato da un mancino, poiché molti imitatori del maestro hanno simulato questa caratteristica in passato.

Marani non è convinto nemmeno dell'utilizzo della pergamena, un dettaglio "di poco conto", dell'uso di pigmenti in certe aree, della poca sicurezza del tocco e della mancanza di craquelure.

Un direttore di museo che desidera conservare l'anonimato crede che il disegno "gridi a voce alta la sua qualità di falso del XIX secolo", e considera sospetti sia i danni che i loro restauri.

L'opera non venne inclusa nella mostra del 2011–12 alla National Gallery di Londra, dedicata al periodo milanese della carriera di Leonardo; Nicholas Penny, direttore della National Gallery, disse semplicemente "Non ne abbiamo richiesto il prestito."

Una forte somiglianza stilistica è poi stata notata fra la Bella Principessa e la Young Fiancée, un'opera grafica di Julius Schnorr von Carolsfeld che si ritiene abbia utilizzato la stessa modella.

Klaus Albrecht Schröder, direttore dell'Albertina, Vienna, disse "Nessuno è convinto che sia un Leonardo", e David Ekserdjian, studioso del disegno italiano del XVI secolo, scrisse che sospetta che l'opera sia una "counterfeit".

Nemmeno Carmen Bambach del Metropolitan Museum of Art, una delle studiose di primo piano dei disegni di Leonardo, né Everett Fahy, suo collega al Metropolitan, accettano l'attribuzione a Leonardo.

Molti esperti di tribunale nel settore delle impronte digitali hanno rifiutato le conclusioni sulle impronte digitali di Biro, considerando l'impronta parziale trovata sul disegno troppo generica e di insufficiente dettaglio per condurre ad una prova certa.Le affermazioni di Biro sono state rifiutate come troppo basate sulla sua personale convinzione di essere una autorità in materia.


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