Balestra


La balestra venne creata molto prima rispetto al progetto di Leonardo, infatti Leonardo migliorò i meccanismi e il lancio della balestra.


1950 a.C - 1750 a.C.

Assur, città  sotto il regno di Sargon I, è un centro dicolonie mercantili chiamate "karûm", (parola accadica per indicare la "banchina del porto"), dove vi fu un fiorente commercio di piombo e stagno oro e argento proveniente dall'area medio-orientale.  Proprio nella città assisa denominata Assur, sembrerebbe provengano le prime informazioni di una balestra in metallo..


1720 a.C.
Gli Heqa‑kasut chiamati anche  Hyksos, era una popolazione di viaggiatori proveniente dall'estremo oriente che decisero di fermarsi nelle terre del Nilo verso la fine del Medio Regno, con il consenso dei Faraoni, e assumeranno nei secoli futuri, la connotazione di popolo Ebraico.
Gli Hyksos arrivarono a governare l'Egitto per due dinastie: la XV e la XVI, e portarono avanti le antiche loro tradizionei asiatiche i incidere i propri nomi sugli scarabei, gli insetti sacri considerati divinità creatrici, che sotto forma di amuleti, venivano collocati tra le bende della mummia.
Gli scarabei rappresentavano la fonte di luce e di calore che accompagnava il defunto verso la resurrezione.
Furono abili nello studio degli armamenti e forgiarono la prima spada curva, le corazze e gli elmi, balestre di tiro, archi e frecce, scudi circolari, òungnali a torsionee a doppia lama.

399 a.C., Grecia

Vi sono tracce della balista, dal greco βαλλίστρα, quale strumento meccanico in legno e metallo  che lanciava pietre sferiche e piccoli dardi.

Nelle descrizioni dell'epoca si parla in particolare delle pietre sferiche, affermando che le pietre potevano essere di diverse dimensioni ed essere lanciate fino a 230-250 metri per i dardi intorno ai 500 metri e con  pesi in funzione del bersaglio da colpire e dalla distanza da raggiungere, ma si indica anche che è possibile sparare più di un colpo, e più precisamente di piccoli gruppi. 

Il polybolos  dotato di uno scomparto in legno sopra la mensa era in grado di contenere svariati colpi. Una piccola catena di distribuzione del moto consentiva il caricamento e il rilascio del colpo. 

Una volta sparato, l'argano ruotava in senso antiorario con l'artiglio alzato e il meccanismo consentiva di spostare in avanti il mensa in direzione della corda dove si trovava un gancio, detto aletta o alettina metallica, che spingeva l'innesco sotto l'artiglio. 

Una volta che la corda era bloccata nel meccanismo d'innesco, l'argano ruotava in senso orario  (antiorario per caricare e orario per il rilascio) riportando indietro il mensa, e trascinando con sé la corda.

Un palo rotondo di legno sul fondo del caricatore veniva piegato in basso verso il mensa, lasciando cadere un singolo colpo nel cesto, pronto per essere sparato fino a una distanza di quasi 200 metri. Quando il mensa veniva tirato ancora indietro andava ad incocciare un'altra aletta simile a quella che aveva portato la corda in posizione; questa spingeva l'innesco facendo sparare automaticamente il polybolos, dopodiché il tutto ripartiva. La ripetizione diede all'arma il nome greco di πολύ - poly "multiplo, molti" e -βόλος - -bolos "lanciatore" (da βάλλω - ballo "lanciare"). 

270 e il 220 a.C.

Si devono a Ctesibio, ingegnere greco fondatore della pneumatica gli studi sulla dinamica e sulla progettazione di armi da getto è la sperimentazione di nuove forme di energia elastica, attraverso l'esplorazione delle proprietà elastiche di leghe metalliche e il conseguente impiego dei metalli lavorati. 

Filone di Bisanzio è stato uno scienziato e fisico greco antico, successore e discepolo di Ctesibio fu autore di un vasto Trattato di meccanica (Μηχανικὴ Σύνταξις) descrive il principio di funzionamento ideato da Ctesibio, grazie a i suoi studi sulla pneumatica.
Descrive il progetto Ctesibio come la prima balestra "a pressione" che consisteva nell'immettere in due cilindri una notevole quantità d'aria spingendola all'interno con pistoni a tenuta stagna collegati a loro volta ad un meccanismo di rilascio e quando quest’ultimo veniva azionato, l’aria compressa incamerata, forniva al dardo utilizzato come proiettile, una "spinta propulsiva" in grado di creare una forte acellerazione a tal punto da essere più efficace delle prime e rudimentali balestre ad elastico del tempo.  


206 a. C. -220 d.C., Cina 

In questo periodo storico, chiamato periodo Han, apparve da documentazione scritta su tavole lignee, la descrizione di un arma ad arco da imbracciare e da utilizzare in orizzontale poggiandola all'addome, munita di una freccia sospinta da corde flessibili (elastici).


125 a.C. 150 d.C.. Impero Romano

Tra le diverse tipologia di armi da lancio leggero, un posto decisivo per il suo potere distruttivo vi è sicuramente la cheiroballistra.

La sua invenzione si deve a Apollodoro di Damasco, architetto militare e armiere che progettò un nuovo tipo arco, detto a scorpione, completamente in ferro e lega di rame in grado di aumentare l'elasticità e le abbassare le vibrazioni durante il lancio. 

La cheiroballistra (ma anche altre tipologie di armi come la arcobalista o manuballista), si presentava come arma da assalto, trasportabile da un solo uomo e molto precisa sino ad una distanza  di circa 70-80 centimetri ad una distanza di 100 metri mentre la gittata era di circa 300, 350 metri. molto diversa dalla precedente, chiamata ballista, più adeguata della più tradizionale "ballista", decisamente più ingombrante e fatta per assalti alle torri.

Il principio di costruzione prevedeva due cilindri perpendicolari posizionati ai lati, completamente in bronzo, per consentire il bilanciamento durante il tiro a distanza. 

Venne prodotta anche con un sistema di aggancio-sgancio composto da un asse con le ruote, molto utile per il trasporto su terreno. 

Ricostruzione lanciatori romani con ballistra trasportabile


Schema di costruzione delle armi di movimento 

fonte: romanoimpero.com


1300, Medioevo

La balestra, chiamata in diversi modi sino a questo periodo storico, si è dimostrata essere un arma potente e superiore alle armi dello stesso periodo riferite all'utilizzo da parte di un unico soldato.

Aveva certamente molti svantaggi ma anche molte difficoltà:


Peso considerevole:

Anche se il suo peso non avrebbe superato i 15 kg, si deve pensare che in campo di battaglia il "lanciere" o il "ballista", l'addetto alla balestra, era continuamente in movimento, spostandosi su richiesta dei comandanti da una parte all'altra del terreno di guerra.


Movimento sul campo:

Dobbiamo anche immaginare che lo faceva in condizioni climatiche e temperature assai calde fino a climi più rigidi e comunque sotto l'attacco del nemico che rispondeva con le frecce scagliate dalla fanteria e dagli arcieri. E' stata uno straordinario e potente mezzo fino alla comparsa delle prime armi da fuoco, la balestra è stata l'arma più devastante che un singolo soldato poteva utilizzare tralasciando l'arco composto o a doppia curvatura. Infatti ha un potere di penetrazione tale da forare le armature dei cavalieri. Inoltre l'addestramento per il suo utilizzo risulta più breve di quello per l'arco.


Caricamento:

La balestra aveva un grosso punto di debolezza che riguardava i tempi di caricamento dell'arma e la fatica generata per caricarla.

Non era semplice da parte degli arceri nemici colpire un balestriere in quanto poteva quest'ultimo posizionarsi ad una distanza di tiro superiore a quella degli arceri senza rischiare di essere colpito. Infatti la gittata di una balestra era molto più lunga di una gittata della freccia che cadeva molto prima.
Questo poteva certamente andare bene nel caso in cui il balestriere era nascosto tra gli alberi o a una giusta distanza di sicurezza, ma non era sempre cosi: ordini di campo costringevano a spostamenti ed a avvicinamenti continui la squadra dei balestrieri che in assenza di coperture di sicurezza, ponevano innanzi uno "scudo ligneo" chiamato palvese, che serviva da protezione durante la fase di caricamento della propria balesta.
Anche questi scudi si dimostravano inadatti, in quanto molto spesso venivano colpiti da frecce con la punta in pece alla quale era stato dato fuoco.

Oramai ha inizio un nuovo ciclo per quanto riguarda gli armamenti e sempre di meno le balestre, cosi some le armi di lancio, continuano ad essere protagoniste negli scenari di battaglia. E' a partire da questo secolo infatti, che si comincia ad utilizzare la polvere da sparo, destinata a sostituire definitivamente le armi leggere e le balestre.


1500, rinascimento

Ormai la polvere da sparo è entrata prepotentemente nei progetti militari segnando la fine di quella che fino a questo momento era considerata l'eccellenza degli armamenti: la cavalleria. Infatti le armature e i lancieri che dominavano in battaglia, diventano improvvisamente vulnerabili e obsoleti: le armature vengono perforate dalle palle dei fucili e i cavalli sterminati a grande distanza. 

Le balestre, divennero armi del tutto obsolete e vennero sostituite da quelle da fuoco, nonostante che Leonardo da Vinci fece molti tentativi per rivalutare la balista, nel suo Codice Atlantico ne delineò i progetti di una multipla.


BALESTRA VELOCE di Leonardo da Vinci

L'ingegnosa arma, denominata la balestra veloce è un progetto di balestra con ricarica rapida ideata da Leonardo da Vinci e disegnata sui fogli 143r, 153r e 155r  presente nel Codice Atlantico.  
Questo progetto, prevede che "il rilascio" dei dardi può essere con una frequenza doppia o tripla rispetto alle comuni balestre. 

Balestra veloce esposta al Mondo di Leonardo di Milano

 

1488 -1489, LA BALESTRA GIGANTE di Leonardo da Vinci

La balestra di Leonardo o balestra gigante è un'arma da lancio progettata da Leonardo da Vinci, i cui disegni si trovano nel Codice Atlantico. Mai realizzata dal genio universale, ne sono stati costruiti in epoca contemporanea vari modelli di studio nei musei dedicati a Leonardo.

L'idea originale di Leonardo, come descritto nei disegni del Codice Atlantico (1488-1489), è quella di costruire una balestra gigante in modo da aumentare la gittata del dardo, creando panico e spavento fra i nemici.

Le braccia della balestra, per un'apertura totale di 24 metri, dovevano essere realizzate a sezioni lamellari, per aumentare flessibilità e potenza. Sei ruote ne assicurano il movimento. La corda di tiro poteva essere arretrata con un sistema meccanico e veniva fatta successivamente scattare per percussioni o mediante leva.

Riproduzione della balestra gigante - Museo della scienza e della tecnica, Milano


Balestra gigante

Il modello rappresenta una balestra gigante: le braccia, per un'apertura totale di 24 metri, sono realizzate in struttura lamellare. Sei ruote ne assicurano il movimento.


Funzione 

Questa balestra, nelle intenzioni di Leonardo, doveva servire a scagliare grandi dardi creando panico e spavento fra i nemici.

Modalità d'uso

Per aumentare flessibilità e potenza, il gigantesco arco, doveva essere realizzato a sezioni lamellari; la corda di tiro poteva essere arretrata con un sistema meccanico e veniva fatta successivamente scattare per percussioni o mediante leva.

  • Anno di costruzione: tra il 1952 e il 1965;
  • Materiale utilizzato: corda;
  • Altezza: 35 cm; Larghezza: 250 cm; Profondità: 240 cm Peso: 70 kg.

Riproduzione della balestra gigante - Museo della scienza e della tecnica, Milano




Per informazioni:

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia 

"Leonardo da Vinci" Via San Vittore 21, 20123 Milano

http://www.museoscienza.org


Bibliobgrafia

Ateneo, Deipnosophistae, IV, 174
Vitruvio, De architectura, X, vii, 5.
Filone di Bisanzio, Belopoeica, 50, 24-26.
Filone di Bisanzio, Belopoeica , 77, 26 - 78, 2.
Ateneo Meccanico, De machinis, 29, 10.
Mallett Michael, Signori e mercenari - La guerra nell'Italia del Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 2006, p. 28, ISBN 88-15-11407-6.
G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
A.Liberati & F.Silverio, Organizzazione militare: esercito, Roma 1988.
Erodoto, Storie, V, 46.
Articolo di M. Vento su Archeomania.com.
Diodoro Siculo, Biblioteca storica, IV, 2
Siceliota: greco di Sicilia.

Werner Soedel, Vernard Foley, "Ancient Catapults", Scientific American, Vol. 240, No. 3 (marzo 1979), p. 124-125.

Tucidide, La guerra del Peloponneso, VI, 6.
Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 9, 3.

Erodoto, Storie, I, 170 Archiviato il 30 giugno 2007 in Internet Archive..

Erodoto, Storie, I, 166-167.