Annunciazione di Cristo


SCHEDA TECNICA

  • titolo dell'opera: Annunciazione di Cristo
  • attribuzione: LDV , Andrea Cioni
  • età di Leonardo: 20 -23 anni
  • committente: Monaci monte Oliveto?
  • supporto utilizzato: tavola lignea
  • dimensioni:  98 cm X 2,17 mt
  • tecnica:  pittura a tempera, colore ad olio 
  • datazione:  1472-1475
  • stato di conservazione: buono
  • interventi di restauro: 2000
  • attualmente si trova: Galleria degli Uffizi, Firenze


La storia di quest'opera ha origini lontane e incerte, e per approfondire meglio tutti gli aspetti, occorre partire dal 1300 e pensare a un piccolo monastero situato sulle colline di Firenze.


1334

L'abbazia fu costruita dai monaci Monte Oliveto Maggiore un piccolo paese tra le colline a sud di Firenze , e dopo tre anni, L'abbazia riceve in donazione un piccolo terreno da parte di Bartolomeo Capponi, facente parte di una famiglia di sacerdoti e cardinali, terreno che aiutò i monaci a sviluppare l'orto per il proprio sostentamento. In quest'epoca i monaci sono poco più di 10.


1472

Iniziano i lavori di ristrutturazione della piccola canonica e vengono rifatti gli archi della volta interna della cappelletta. All'interno della piccola chiesa vi era un unica navata con volte a crociera, conserva l'affresco dell'Ultima Cena  del Sodoma, datata 1515 ca., e un affresco staccato "La deposizione di Cristo" di Ulisse Giocchi.


1867

"L'annunciazione di Cristo" appare nella chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto  durante alcuni lavori interni alla cappella della chiesa. Sorprende subito i monaci per la straordinaria lucentezza e il delicato tratto nei contorni e nei particolari. Viene avvisata immediatamente la direzione della galleria degli Uffizi che organizza dopo poco tempo, il trasporto e il recupero dell'opera fino al suo collocamento presso gli attuali  musei fiorentini.

Come si presenta oggi l'abbazia di Monte Oliveto


I grandi dubbi sulla sua attribuzione

 

1471 "Il ghirlandaio" padre

Tommaso di Currado Bigordi, padre di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio , che per anni si era creduto essere un noto maestro orafo e gioielliere, in realtà fu un abile artigiano dei metalli ed in particolare la sua arte si sviluppò con metalli poco nobili e non con la lavorazione dell'oro.

Nella sua bottega si lavorava l'argento e Tommaso di Currado Bigordi, fu molto abile nel creare disegni e lavorazioni di piccole ghirlande da poggiare sul capo delle giovani dame come ornamento, da qui il soprannome "del ghirlandaio". 

Divenne in pochi anni molto conosciuto a Firenze, tanto che le figlie dei nobili e dei ricchi commercianti gli commissionarono per matrimoni, feste e eventi familiari, le famose ghirlande da poggiare sul capo a sorreggere piccoli veli ricamati.

Il suo giro d'affari crebbe cosi rapidamente che si trovò lauti guadagni, buona parte investiti nell'acquisto di terreni e immobili in località Broncigliano, presso San Martino alla Palma, oggi diventata frazione del comune di Scandicci (FI).

 

1472 "Il Ghirlandaio" figlio 

Domenico Ghirlandaio ed era più vecchio di Leonardo di soli tre anni, si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori, certificando il termine del suo apprendistato e in questo stesso anno, risulta che anche Leonardo da Vinci fosse iscritto nel registro degli artisti e dei maestri di pittura. 

In questo periodo Domenico Bigordi, detto anche lui il Ghirlandaio e figlio di Tommaso di Currado Bigordi, è molto noto a Firenze per il suo stile pittorico e ritrattistico dei volti a tal punto che il suo tratto preciso e lineare, i colori accesi e brillanti e il disegno assai definito, gli consente di ricevere commesse da grandi famiglie nobili fiorentine che lo vollero per ritrarre mariti, figli e amanti. 


1^ teoria

Vasari racconta che Domenico fu dapprima apprendista orafo e cesellatore nella bottega del padre ma che lo stesso padre non fosse contento del figlio che era sempre intento a fare ritratti seduto fuori bottega ai passanti e che non fosse davvero interessato alla lavorazione dei metalli e all'arte orafa, preferendo il ritrattismo, cosa che credeva più artistica e meritevole. 

Probabilmente il "salto di qualità" e il suo ingresso nella Firenze che contava fu agevolato da Lorenzo dè Medici, che lo conobbe proprio presso la bottega del Verrocchio, bottega nella quale aveva mosso i primi passi insieme a Leonardo fa Vinci. 

Alcune informazioni dell'epoca indicano che provò, subito dopo l'esperienza col padre, a frequentare la bottega di un altro orafo, un certo Bartolomeo di Stefano, ma le informazioni, nel 2018, non hanno trovato riscontro documentale.


2^ teoria

Inizialmente l'Annunciazione di Cristo  viene attribuita a proprio a Domenico, visto che il suo stile elegante di pittura si avvicina abbastanza a quello leonardesco, anche se con differenze sostanziali nella tecnica dello sfumato.


1503  Ridolfo del Ghirlandaio, figlio di Domenico 

Ridolfo del Ghirlandaio è stato un pittore italiano, figlio di Domenico Ghirlandaio che intorno al 1503 si sarebbe occupato di dipingere l'annunciazione. 

Va detto che Ridolfo del Ghirlandaio, figlio di Domenico, si formò come allievo non del Verrocchio come il padre, ma nella bottega di Fra Bartolomeo, noto anche con lo pseudonimo di Baccio della Porta, noto come un pittore estroverso e amante del buon vino, nonchè frate domenicano.

A lui è attribuita la prima annunciazione, in particolare quella presente presso il Duomo di Volterra, chiamata anche cattedrale di Santa Maria Assunta,  che nel 1957 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore. In questa basilica l'annunciazione ricorda le   influenze di Domenico Ghirlandaio .

Di Ridolfo del Ghirlandaio sappiamo essere stato grande amico di Raffaello divenuto suo mentore, e ci si ricorda di lui soprattutto per l'affresco del 1514 presente all'interno della Cappella dei Priori in Palazzo Vecchio e, nello stesso periodo, la Cappella dei Papi in Santa Maria Novella.

Ridolfo del Ghirlandaio si distinse nella creazione di ritratti, tra cui il noto ritratto a Cristoforo Colombo. 

1511 

Realizzò una Madonna in trono con Bambino e santi, per la chiesa di Sant'Agostino a San Gimignano e per al Chiesa di Sant'Agostino a Colle di Val d'Elsa è il Compianto sul Cristo deposto, oggi al Museo civico e d'arte sacra della città.


3^ teoria

Secondo diversi studiosi fu proprio  Ridolfo del Ghirlandaio  a dipingere "l'Annunciazione di Cristo" e non Lorenzo di credi o Domenico Bigordi, tanto meno Leonardo.

 

I dubbi proseguirono...


A rendere insicuri gli studiosi sulla paternità dell’opera sono stati i piccoli “errori” presenti in questa scena; gli esperti non potevano credere che il prototipo dell’artista ideale potesse essere autore di queste mancanze.


1838 Giovanni Morelli 

Nato nella prima metà dell'800, noto critico e appassionato d'arte del periodo, si trasferisce sa Berlino per ottener la specializzazione, dove conobbe e frequentò la scrittrice Bettina Brentano von Arnim  a Berlino.

Grazie a Bettina Brentano von Arnim, fu introdotto nel mondo artistico Berlinese, in quel momento molto attivo, ed ebbe modo di frequentare importanti intellettuali e artisti. Diversi furono i viaggi tra Parigi, Londra, Venezia, Milano, Roma e Firenze, e in quest'ultima città,  sembra abbia avuto modo di vedere presso gli Uffizi di Firenze, prioprio l'Annunciazione di Cristo (notizia non confermata da documentazione certa). Si trasferì a Bergamo dove frequentò e divenne amico di Alessandro Manzoni.

Morelli era assertore convinto del suo metodo di analisi che mirava a spiegare attraverso l'applicazione di modelli scientifici, la   creatività pittorica e le origini del tratto di un artista, senza conoscerlo, ma riteneva che  il pittore  nell'esecuzione di un opera, producesse in maniera automatica una serialità di gesti che connotavano il suo stile e quindi identificarne l'attribuzione. 

Pubblicò i suoi studi  sulla rivista viennese Zeitschrift für bildende Kunst ,  una serie di concetti e teorie, del tutto prive di fondamento, teorie che riprese modificandole e pubblicandole nel 1890 e intitolata Kunstkritische Studien über Italienische Malerei .

Secondo Morelli quindi, il corretto studio ergonomico e fisiognomico portava ad una identificazione certa del pittore. Ecco alcune caratterizzazioni da lui indicate:

  • La forma del lobo dell’orecchio;
  • Distanza delle falangi l'una dall'altra;
  • L'espressione del volto;
  • La tipologia del sorriso;
  • Il contorno delle palpebre;
  • La lunghezza delle falangi;
  • La conformazione delle dita.
Secondo le sue teorie, l'Annunciazione non fu un disegno di Leonardo, piuttosto attribuibile a Domenico Bigordi, detto il ghirlandaio o Lorenzo di Credi, escludendo di fatto una possibile attribuzione a Leonardo da Vinci.

 

1867, Giovanni Battista Cavalcaselle 

E' stato uno scrittore acuto e storico dell'arte nonchè critico d'arte italiano presso  l'Accademia di Belle Arti di Venezia. 

Si trasferisce a Firenze e viene  nominato ispettore generale del Museo nazionale del Bargello, ma la sua carica durò molto poco in quanto contestato da galleristi e pittori che non riconoscevano in lui un vero esperto d'arte e, di riflesso,  Giovanni Battista Cavalcaselle  affermò la stessa cosa dei suoi detrattori. 


1875-1893, Roma

Venne chiamato a Roma in qualità di ispettore centrale della Direzione Centrale degli Scavi e dei Musei del Regno. 
Secondo lui l'annunciazione di cristo fu opera del ghirlandaio e di qualche allievo di bottega del Verrocchio, ma non attribuibile ne a Lorenzo di Credi ne a Leonardo da Vinci.




1480-1485,  Lorenzo di Credi

Come sappiamo con certezza, Lorenzo di Credi iniziò a lavorare come allievo presso la bottega di Andrea Cioni in Firenze e nello stesso periodo in bottega vi lavoravano diversi artisti che, nel tempo, divennero il punto di riferimento del rinascimento.

Erano giovani allievi tra i 13 e 2 anni, e tra questi vi erano  Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Francesco Botticini, Francesco di Simone Ferrucci, Lorenzo di Credi e lo stesso Leonardo da Vinci.

Lorenzo di Credi e Sandro Botticelli, furono amici di Leonardo e lo frequentarono anche aldilà della bottega; con lui si dilettarono a suonare e a comporre sonetti e spesso entrambi erano al centro di scherzi fatti proprio da Leonardo (Botticelli si spaventava parecchio ed era quello tra i due, più preso di mira da leonardo!).
Sappiamo della stima che Leonardo riservava ai due amici e che li riteneva capaci di grandi cose, ma sappiamo anche che entrambi vedevano in Leonardo un talento innato, riconoscendogli una qualità superiore, quasi irraggiungibile.

Lorenzo di Credi si fece conobbe per le sue grandi capacità pittoriche e tra le sue opere vi fu l'annunciazione di Cristo, di dimensioni ridotte (vedi sotto in foto),  di olio su tavola 88 x 71 cm, descritta e ambientata all'interno di una stanza che riporta una architettura classica del periodo, dove la scenografia si apre all'esterno mostrando un camminamento luminoso e un panorama definito.

Il tema dell'annunciazione per i pittori dell'epoca fu quasi un percorso obbligato in quanto rappresentava la capacità artistica del pittore stesso, di confrontarsi con i grandi temi universali e cristiani, ed era quindi inevitabile non confrontarsi con l'iconografia cristiana di riferimento come l'annunciazione.

E' possibile, ma di questo non vi è certezza, che l' annunciazione di cristo eseguita dallo stesso Lorenzo di credi, sia stata influenzata da quella fatta qualche anno prima da Leonardo e che Lorenzo abbia certamente visto.

L'Annunciazione di cristo di Lorenzo di Credi

Lorenzo di Credi in un ritratto eseguito dal Perugino

 


1867, dal ritrovamento alla definitiva attribuzione


Dal 1867, anno nel quale viene casualmente ritrovata l'opera presso l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Firenze, presso gli Uffizi vengono avviati nuovi studi di indagine e di comparazione grazie anche all'acquisizione di disegni preparatori.

L'Annunciazione di Cristo è viene analizzata per lo stile del disegno, per il tratto pittorico, per le tecniche utilizzate come la prospettiva aerea e l'effetto bollicine detto anche effetto sospeso, per l'avanguardismo del messaggio e per l'approfondimento del particolare,  e benché si abbiano pochissime informazioni certe a riguardo, ragionevolmente si può ipotizzare si tratti di una delle primissime committenze che Leonardo,  allora poco più di vent'anni, ebbe a creare molto probabilmente presso al bottega fiorentina del Verrocchio. 


Il messaggio cristiano dell'Annunciazione di Cristo


L'Annunciazione del Signore o della Beata Vergine Maria è da ritenersi una delle opere più straordinarie della storia dell'arte cristiana, in quanto rappresenta il momento in cui Maria viene informata dall'Arcangelo Gabriele che presto diverrà madre. del concepimento verginale e della nascita verginale di Gesù che viene fatto a sua madre Maria (per il Vangelo secondo Luca) e a suo padre Giuseppe (per il Vangelo secondo Matteo) dall'arcangelo Gabriele. 

Nell'antica tradizione ebraica "l'Annunciazione a Maria" avviene all'interno di una casa che, secondo gli studi ecclesiastici e cristiani, sembra riportare il luogo preciso alla la grotta nella cripta della Basilica dell'Annunciazione a Nazaret.

In origine la casa di Maria era parzialmente interna alla grotta e una parte della porzione di sud-est era costruito da un muro in mattoni d'argilla a chiudere la stanza.

Secondo quindi le antiche scritture Maria, nel momento dell'apparizione dell'Arcangelo Gabriele, di trovava all'interno di una caverna o un luogo comunque al chiuso. Questo è un dato importante che viene riportato anche nel Vangelo secondo Luca dove viene indicata espressamente che la Vergine si trova all'interno della propria casa. 

Questo cosa centra? Per capire dobbiamo leggere cosa vi era scritto nei Vangeli. 


"l'Annunciazione di Cristo" - visione completa


Sotto indichiamo quali sono i riferimenti dei Vangeli relativi all'annunciazione di Cristo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo 

 (Matteo 1,18-25)


Nel Vangelo secondo Matteo, Maria resta incinta dello Spirito Santo, e un angelo appare in sogno a Giuseppe, per comunicargli di tenere con sé la moglie:

« Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. » 



Dal Vangelo secondo Luca 

(Luca 1,26-37)


Luca descrive chiaramente che  un angelo entra in casa di Maria e le annuncia che concepirà il Figlio di Dio:


L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse : «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo.
Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.



 Il racconto dei Vangeli apocrifi


Vangeli apocrifi  ("da nascondere", "riservato a pochi") sono da intendersi come una serie di scritti  chiamati anche "letteratura apocrifa",  che descrivono la storia di Gesù Cristo, poi banditi dalla chiesa e estromessi dalla Bibbia.

Questi scritti ritenuti  come pseudoepigrafia (dal greco antico ψευδής, pseudès, "falso" e ἐπιγραφή, epigraphè, "iscrizione")  scritti da  apostoli o discepoli secondomtestimonianze non accreditate o documentabili, cambiando di fatto quella che viene considerata la parola di Dio attraverso i vangeli stessi. 

 

Dal Vangelo l'apocrifo Protovangelo di Giacomo

Protovangelo di Giacomo, 11


«[Maria] presa la brocca, uscì a attingere acqua. Ed ecco una voce che diceva: 

"Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne".

 Essa guardava intorno, a destra e a sinistra, donde venisse la voce. Tutta tremante se ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si sedette sul suo scanno e filava. Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo:

 "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la sua parola". 

Ma essa, all'udire ciò rimase perplessa, pensando:

 "Dovrò io concepire per opera del Signore Iddio vivente, e partorire poi come ogni donna partorisce?". 

L'angelo del Signore, disse: 

"Non così, Maria! Ti coprirà, infatti, con la sua ombra, la potenza del Signore. 

Perciò l'essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell'Altissimo. Gli imporrai il nome Gesù, poiché salverà il suo popolo dai suoi peccati". 

Maria rispose: "Ecco l'ancella del Signore davanti a lui. Mi avvenga secondo la tua parola"»



"l'Annunciazione di Cristo" nella visione di Leonardo



Leonardo conosceva perfettamente il senso e l'importanza del tema dell'Annunciazione di Maria da parte dell'Arcangelo Gabriele, un momento storico e primario della scena divina. 

Conosceva le opere eseguite da molti artisti nel medioevo, opere che riproducevano quel preciso momento con la vergine che si inginocchiava guardando scendere l'arcangelo che la informava del lieto evento.


La svolta anticonformista di Leonardo da Vinci

Conoscendo l'iconografia classica Leonardo probabilmente pensò di rompere lo schema col passato, dove Maria e l'arcangelo Gabriele erano spesso rappresentati "chiusi" in un ambiente, spesso la casa di maria o sotto un portico,  quasi ad imprigionarli all'interno delle quattro mura.


L'Annunciazione di Cristo in alcuni dipinti del medioevo e del rinascimento,
dove la scena appare sempre all'interno di ambienti

 


Analisi dell'opera

 

La porta del mistero

Leonardo, come abbiamo visto, non da risalto all'ambiente interno, anzi colloca Maria all'esterno del suo "luogo sicuro", davanti ad un ingresso che si intravede alle sue spalle. 

L'ingresso nell'edificio risulta essere aperto, senza il riferimento alla porta che non appare nel disegno. 

Leonardo infatti elimina il concetto di "separazione" tra dentro e fuori non indicando la porta, porta che  in qualche modo potrebbe rappresentare la separazione tra il mondo di Maria e il mondo esterno, e cosi facendo, Leonardo offre una nuova visione, opposta alla canonica rappresentazione del luogo chiuso.

Se avesse voluto disegnare la porta lo avrebbe fatto, ma sappiamo anche che il suo pensiero criptico e visionario volle sempre andare oltre la mera rappresentazione creando i presupposti per uno stimolo alla nuova comprensione attraverso un ragionamento logico.

La porta che non c'è, rappresenta una apertura senza condizioni all'interno della stanza di Maria, quasi a dire che non vi debbono essere ostacoli che l'uomo con il suo intervento, cioè quello di aprire e chiudere la porta, può determinare.
La non porta di Leonardo diventa lo "stargate", il "portale della conoscenza" tra il mondo terreno e il mondo divino, lasciando quindi la scelta ad ognuno di poter accedere o meno nelle dimensioni dell'anima.  

La porta sembra essere uno dei punti più scuri dell'opera, poco illuminata, quasi a nascondere il suo contenuto interno come a voler sottolineare la non determinante importanza che essa assume rispetto allo straordinario e divino 'evento che si stà generando fuori dalla stanza. 

La porta della stanza di Maria - dettaglio

 

Collocazione nello spazio di Maria

Leonardo decise quindi di fare qualcosa di rivoluzionario, cambiare il senso delle cose, le posizioni e l'ambiente: volle creare una "annunciazione unica",  mai vista prima. Un opera di grande respiro, che raccontasse la vita e il pensiero di Maria e non solo il messaggio religioso, seppur importante ma fine a se stesso.

Con decisione Leonardo abbandonò l'iconografia tradizionale del tema dell'Annunciazione decidendo di creare l'evento all'esterno e non più all'interno, fuori in mezzo al giardino, dove la natura vive e dove si possono scorgere i paesaggi con i laghi i fiumi e le montagne in lontananza.  Questo è un passaggio determinante in tutta la storia dell'arte rinascimentale: Maria si apre al mondo e abbandona il suo spazio-tempo di un luogo fisico, per prostrarsi in tutta la sua lucentezza verso il respiro della natura, all'esterno di un luogo che non è solo suo ma di tutti, proiettata in mezzo al nuovo mondo.

Se si osserva con attenzione infatti, vi è un piccolo spiraglio di luce proveniente dal basso che rischiara la penombra dell'ingresso, accennando alla pavimentazione della stanza, e che trasporta la sua visione verso l'alto, cogliendo un tessuto rosso.  

 

Le vesti di Maria

Il dettaglio delle vesti è sorprendente. Non si tratta infatti solo della riproduzione grafica, piuttosto è uno studio della gravità del tessuto e della sua caduta verso il basso rispettando perfettamente la densità, il peso e la direzione verso il basso. 

Se si osserva con attenzione il ginocchio destro di Maria, il tessuto produce una forma acuta, per poi cadere normalmente vero il basso. Secondo studi di fisica applicata, il disegno dell'angolo di caduta del tessuto è assolutamente raro ma tecnicamente possibile e si verifica quando la distribuzione del tessuto stesso trova l'epicentro esatto. Il tessuto quindi non è solamente poggiato sulla madonna, piuttosto vive di un senso estetico e fisico assolutamente realistico, ma difficilmente notabile da profani. 

Le ombreggiature poi riflettono la luce secondo canoni di luce prospettica, seguendo regole di calcolo restrittive e reali. 

Si ipotizza che Leonardo per raggiungere la precisione assoluta, abbia fatto uno studio preliminare della luce che fosse il più possibile appropriato, utilizzando probabilmente come riferimento un suo assistente.

Dettagli della veste di Maria e del pavimento interno la stanza

 Bozzetto preparatorio  del mantello di Maria esposto al museo dell'Louvre  di Parigi

 

La conchiglia

Sin dalla antica Grecia alla conchiglia marina era riservato un alto significato simbolico: al rappresentazione dei genitali femminili.

Il simbolo fecondo per eccellenza che viene identificato nella mitologia in Venere, dea della bellezza e dell'amore, che nasce proprio da una conchiglia. 
Va anche ricordato che la conchiglia nell'impero romano  la conchiglia è identificata come simbolo di vita e di resurrezione,  mondo Il mondo Cristiano simboleggia la rinascita e alla purificazione spirituale, è legata al Battesimo (rinascita nella Grazia) ed al pellegrinaggio (viaggio di purificazione). 

Nelle icone Cristiane spesso gli artisti si sono misurati con le rappresentazioni delle conchiglie, quale sorgente di nuova vita, e, non è un caso che molti fonti Battesimali, quelle conosciute come le acquasantiere, spesso vengono riprodotte con la forma della conchiglia.

Anche i pellegrini della fede che si dissetavano alla sorgente della purificazione, lo facevano in contenitori  spesso a forma di conchiglia, che simboleggiava "il piatto" dal quale cibarsi ed abbeverarsi indicandone, di fatto, nell'oggetto stesso, l'unico strumento dal quale attingere per soddisfare il corpo e lo spirito, uniche cose che il cristiano aveva davvero bisogno.

Nel periodo Rinascimentale e Neoclassico, la conchiglia riscopre appieno il suo simbolico valore Cristiano, e uno dei grandi esempi del periodo è proprio quello rappresentato da Sandro Botticelli che porterà a compimento la sua celebre "venere". 

"Nascita di Venere" del Botticelli  -1444/5-1510

 

Bisogna ricordare che la conchiglia, per sua natura, è la casa della perla. Essa nasce e cresce lentamente protetta dal mondo esterno, fino a raggiungere la sua definizione; la stessa cosa avviene per il bambino nel ventre della madre; un luogo sicuro e protetto dove formarsi nei primi mesi di vita. 

Nella simbologia Cristiana, il Cristo diviene la perla preziosa, all'interno della sua conchiglia che è il ventre di Maria che lo accoglie nella sua illuminata pienezza. 

 

La base in marmo del leggìo

Notando la base del leggìo non si può non rendersi conto di quello che si considera un "errore geometrico" nel disegno: gli angoli frontali della base posti in alto racchiudono due forme a chiocciola, una più schiacciata dell'altra.

Possibile che Leonardo non si sia accorto dell'errore?

Leonardo non ha tralasciato nemmeno un dettaglio ed ha ricalcato gli antichi motivi decorativi classici tornati in voga quegli anni.

Se si osserva il leggìo di marmo si può notare quanto Leonardo abbia fatto riferimento allo stile classico greco, ed in particolare dei colonnati e dei capitelli, dove al centro è visibile un festone decorato con l'inserimento di fiori e di frutti dove poggia una conchiglia in bella mostra. 

Noi pensiamo giustamente che si tratti di un errore, ma dobbiamo analizzare questa stranezza.
Leonardo era noto al suo tempo quale uno dei maggiori artisti in grado d riprodurre il vero, di seguito vedremo alcuni esempi dell'opera, ed era cosi abile da confondere la percezione della realtà con il vero simile, cosi abile nella riproduzione che 


"parea di veder di fiori  e le cose vive e ch'esse si incamminavan da loro sole e di tanto belle  che  a dar  la vita  solo lo è  il Signore" 


citazione di un monaco degli scopeti al ritrovamento  dell'opera- citazione non confermata.

 

Angelo alla sinistra del quadro

L'impressione che si ha osservando l'angelo è che , avendo le ali ancora spiegate, sembrerebbe  appena atterrato nel giardino, nell'atto di alzarsi e avvicinarsi a Maria per dargli la notizia del lieto evento. Questa sensazione la si può osservare in quanto il laccio di tela stretto sul braccio destro dell'angelo sembra assumere un movimento non naturale, contro il principio di gravità. 

Si può spiegare infatti solo se l'angelo sia stato" fermato " nell'attimo esatto nel quale plana verso il terreno e alza il braccio, in questo modo il laccio spiegherebbe la sua posizione rispetto al terreno stesso.


Le ali dell'angelo

Il realismo di Leonardo non lascia nulla al caso e anche per quanto riguarda le ali dell'Angelo, il realismo che riproduce è straordinario. osservando le ali si possono notare che non sono affatto sottili, anzi, Leonardo ha voluto dare molta importanza alle ali stesse, lavorandoci con attenzione e calibrandone anche il peso.
Sono curate nel dettaglio e dimostrano di essere ali "muscolose", che, oltre al piumaggio che le ricopre, fanno immaginare una "ossatura" decisa, in grado di sollevare e far volare senza difficoltà l'Angelo.


Il volto dell'angelo
Vedendo le opere di Leonardo si rimane un pò perplessi: quel viso non l'ha dipinto lui!
La storia ci ha mostrato quanto Leonardo fosse attento ai dettagli e quanto lo fosse in particolare per i visi maschili o femminili, ricercando in modo determinato quel dettaglio in grado di caratterizzare il soggetto e contestualizzare la sua espressività nell'opera stessa. Guardando l'Angelo dell'Annunciazione, però, sembra di trovarsi di fronte ad un viso poco definito, quasi scialbo, senza spessore e senza l'utilizzo della tecnica dello sfumato, da lui inventata e molto presente nelle sue opere. Come mai?

Non possiamo fare altro che azzardare delle ipotesi:

1) Potrebbe essere un viso non dipinto da Leonardo, ma  da un allievo del Verrocchio. In questo caso Leonardo avrebbe permesso un intervento di altri sulla sua opera?

2) Se lo ha fatto Leonardo come si pensa, sembra non abbia dato un'impronta di stile al suo viso, in quanto ha voluto dare maggior espressività ad altre forme del corpo  dell'Angelo, tralasciando di soffermarsi sul viso stesso. 

L'Angelo rimane il co-protagonista della scena e Leonardo non l'ha oscurato, ma se guardiamo il suo volto e quello di Maria, la differenza si vede, eccome! Maria è curata in ogni dettaglio, la sua lucentezza è variabile sulla solidità geometrica del viso dove è stato utilizzata molto di più la tecnica dello sfumato, mentre se si osserva il viso dell'angelo, si ha quasi l'impressione di un "appiattimento" della forma e un calo di intensità nel colore. 

 

Il giglio in mano all'angelo

L'Angelo col suo arrivo, porta in dono un messaggio a Maria e lo fa attraverso un fiore: il giglio bianco.

Il Giglio  è un fiore orientale originario dell’Asia occidentale è furono i Fenici a portarlo nel bacino del Mediterraneo  e nell'iconografia cristiana,  rappresenta la purezza e la castità spirituale e fisica. 

Nel  Rinascimento è molto noto e apprezzato e trovarlo non è affatto difficile, soprattutto nei giardini delle grandi famiglie fiorentine che ne facevano grande sfoggio in quanto si trattava di una pianta che poteva raggiungere  facilmente un altezza superiore al metro e mezzo, dall'intenso profumo delicato.

Come si vede nel dipinto, l'Angelo tiene nella mano sinistra uno stelo di giglio bianco che poggia sul suo avambraccio sinistro nell'attesa di donarlo a Maria, e con la mano destra il suo gesto racchiude espressamente il sacramento della benedizione. 

Questo delle mani è un passaggio importante in quanto l'Angelo, il primo gesto che compie, è proprio quello della benedizione, solo dopo, si può desumere in quanto Leonardo non lo ha dipinto, l'Angelo porgerà il giglio a a Maria. 

Il messaggio è chiaro: l'Angelo  con la mano destra porta il messaggio divino, successivamente porgerà il giglio bianco quale simbolo di purezza dell'Annunciazione cristiana. 

Il giglio bianco dell'angelo - dettaglio

 

Il leggìo

Alla destra del dipinto si trova Maria, seduta ad un leggio decorato. Un altro particolare (al limite del fotorealismo) è il velo trasparente che sta pendendo sotto il libro delle Sacre Scritture che Maria sta leggendo; è molto simile alla realtà! Devo svelarti un piccolo segreto: guardando da vicino la pagina che la Vergine sta leggendo, gli specialisti si sono resi conto che Leonardo ha dipinto un passo del Vecchio Testamento scritto da Isaia, che anticipa l’accettazione di Maria del compito datole da Dio.

Ogni piccolo dettaglio che vedi qui è stato studiato dall’artista in modo tale che ogni parte potesse ricollegarsi al tema generale dell’Annunciazione.

Adesso guarda con attenzione i movimenti di Maria: la sua mano destra è sul libro; sembra quasi che non voglia perdere la pagina che sta leggendo (forse le pagine sono state mosse dalla ventata causata dal volo dell’angelo); la mano sinistra, invece è alzata e rappresenta l’accettazione del destino che Dio le ha affidato.

I due protagonisti indossano delle vesti molto ampie: il manto blu della Vergine è molto grande e ricade sul pavimento, ma allo stesso tempo lascia scoprire il profilo delle sue gambe.

Il leggìo sfogliato da Maria - dettaglio

 

L'impostazione spaziale

Anziché essere data dalla prospettiva geometrica quattrocentesca (che pure è presente nell'ordinare i dettagli architettonici e le proporzioni dell'edificio, del pavimento e del leggio, con un punto di fuga al centro della tavola) è resa piuttosto dal digradare progressivo dei colori, soprattutto nello sfondo: Leonardo si servì infatti della prospettiva aerea, tecnica che prevedeva una colorazione più tenue e sfumata per i particolari più lontani, come se fossero avvolti in una foschia; egli sapeva infatti che tra l'occhio e un soggetto messo a distanza si sovrappongono molti strati di pulviscolo atmosferico, che rendono i contorni meno nitidi, a volte confusi. Gli oggetti vicini vennero invece raffigurati minuziosamente proprio perché più gli oggetti sono vicini, più li si vede meglio.

Si comprende che questa è un'opera giovanile dal fatto che la prospettiva aerea non è resa gradualmente, ma c'è come uno stacco al di là degli alberi più vicini, troppo nitidi rispetto allo sfondo. Di questi alberi, i cipressi sono sistemati come colonne, sembrano dividere matematicamente la scena.

 

Il paesaggio

Parliamo per un momento del bellissimo paesaggio che Leonardo disegna e che funge da cornice a questo leggendario incontro.

Dando una rapida occhiata, ti puoi rendere subito conto che è tutto così florido e rigoglioso: è il tripudio della vita, con tanti fiori diversi tra loro.

Questa (quasi) impercettibile attenzione per il dettaglio, con l’utilizzo di colori vivi ed intensi per la vegetazione ha un motivo ben specifico: il paesaggio naturale allude al miracolo della nascita di Cristo e si tratta di un evento che coinvolge Maria in prima persona, e poi tutto il creato.

Per farti capire il genio ed il talento di Leonardo, guarda per un minuto i fiori che stanno ai piedi dell’Angelo: sono disegnati talmente bene che sembrano quasi il risultato di una fotografia.

 

Il giardino e i fiori

Il giardino è la parte sul quale tutto il dipinto sembra poggiare le dinamiche: tutto si concentra al suo interno.

Una grande quantità di fiori di diverse tipologie, fanno da tappeto e il tutto sembra offrire un aspetto di giovialità e senso di freschezza.

Ogni fiore disegnato non sembra fine a se stesso, piuttosto il suo colore a volte rosa, blu chiaro, bianco scuro o giallo virato, sembra illuminare anche le zone scure del giardino, offrendo luci che sembrano piccole fiammelle, quasi a ravvivare le buie profondità della penombra.

In effetti iniziando ad osservare i fiori, l'occhio tende a ricercarli tutti , quasi a scovarli e a trovarli, uno ad uno, per vederne il numero, la quantità e il disegno.

In questo periodo storico Leonardo si stà occupando di studiare le piante, cosa che ama e che fa sin da quando era bambino nei pressi di Anchiano di Vinci, sulle pendici del Montalbano, il monte che lui amava tanto e non è un caso che riproduca fiore per fiore con una accuratezza maniacale, lavorando sul particolare prestando molta attenzione.

Il suo giardino appare vivere grazie alle sue intensità, a quei fiori studiati e posizionati non a caso per creare lucentezza, a quei colori rassicuranti, che poco hanno a che vedere con la sola bravura, piuttosto la risultante risulta essere frutto di grande senso armonico che trasmette tranquillità e pace. 

Se osserviamo con attenzione il giardino a cintato da mura basse e si tratta del classico hortus conclusus, dallo stile tipico medioevale, spesso presente nei monasteri e nei conventi dell'epoca

le mura cingono il perimetro, lasciando all'altezza del braccio sinistro dell'angelo, una apertura illuminata che sembra orientare la vista in un percorso verso l'orizzonte, consentendo alla vergine Maria di sentirsi non rinchiusa, ma libera grazie a quel passaggio. Il muro potrebbe essere una specie di protezione verso Maria che si trova all'aperto, fuori dalle mura della propria casa, quasi a sembrare non più protetta e il muro ,come in un grande abbraccio, la cinge offrendogli sicurezza, senza impedire di vedere l'oltre che si affaccia nell'orizzonte, un oltre luminoso e lucente, pieno di vita o impedirgli di uscire. 

Dietro l'angelo infatti si può. Per offrire sicurezza e segno di vita, Leonardo disegna un giardino vivo, pieno di colori e fiori, un luogo fresco e accogliente.

Veste dell'angelo - dettaglio


Il fiume

Ci sono delle barche che stanno navigando e sulla riva destra del grande corso d’acqua, quasi lontane e disattente a ciò che accade lontano da loro, senza accorgersi del grande messaggio cristiano che si è appena compiuto.

Per certo sulle rive dell'acqua si scorge un insediamento urbano, con un piccolo porticciolo e alcuni torrioni che dominano la piccola frazione di un probabile porticciolo che entra verso forse un piccolo  si intravedono i contorni di alcuni edifici di una città.


Le montagne
Leonardo tende a utilizzare per quelle più vicine un colore scuro, con definizioni dei particolari piuttosto definiti dove si notano addirittura le ombre provocate dalla luce sui piccole case sino ad arrivare, subito dietro, a disegnare una montagna più ruvida e pendente, rocciosa senza apparente vegetazione che svetta sulla prima, per concludere con i monti più altri, dietro la seconda montagna, che sembrano quasi avvolti dalla nebbiolina, quello che Leonardo chiamava "l'effetto sospeso", cioè con l'utilizzo dello sfumato vengono abbozzate e nascoste le linee dei fianchi del monte e, con la nuvola quasi in cima, permettono di creare un effetto di nebbia e una atmosfera certamente più diradata, quasi più fredda rispetto alle prime due montagne precedenti. 

La vedi quella montagna che sta alle spalle del piccolo villaggio?

Non è stata inventata di sana pianta da Leonardo, ma esiste davvero: si tratta della montagna di Corna Trentapassi, e si trova sul Lago d’Iseo.

Visione in profondità - dettaglio 

 

Effetto del sol crescente

Osservando interamente l'opera ci si accorge oltre che di una illuminazione straordinaria: i colori utilizzati e le tecniche

Guardando con attenzione tutta l'opera nella sua interezza è inevitabile non accorgersi della sua lucentezza, una luminosità che fa tendere i colori verso un riflesso molto simile a quello dell'oro colpito dalla luce. 

Nell'immaginario di Leonardo questa rappresentazione avviene alle luci dell'alba, quando il sole ancora tenue, ha fatto la sua presenza da pochi minuti ed è in grado di offrire a chi osserva, la sensazione di una tenue alba. 

 

Errore di prospettiva di Leonardo

Confrontando il braccio destro della Vergine con quello sinistro, si nota subito che il primo, molto più lungo rispetto a quello sinistro, inoltre le gambe di Maria sono fuori proporzione; troppo corte rispetto al busto. Perchè?

Secondo lo studioso italiano Carlo Pedretti, considerato giustamente il maggior conoscitore di sempre ed esperto di Leonardo da Vinci, Leonardo non ha affatto sbagliato le proporzioni, piuttosto le ha "schiacciate" all'interno delle proporzioni stesse.

Leonardo da Vinci era a conoscenza che l'opera sarebbe stata esposta presso l'Abbazia e certamente gli era stato fatto vedere il posto esatto in quanto Leonardo sembrerebbe aver preso le misure della piccola stanza adiacente alla canonica, stanza ove è presente una finestra sulla sinistra che se aperta, irradia di luce l'opera stessa.

Leonardo sapeva quindi che l'opera sarebbe stata ammirata in scorcio da destra, e così aveva deciso di utilizzare questo artificio per rendere visibile con un gioco di prospettiva, l’intera scena.


La prospettiva  geometrica
Leonardo per dipingere "L'annunciazione di Cristo, ha studiato attentamente le proporzioni e le profondità, e lo ha fatto nei minimi dettagli. 

Il suo scopo era quello di dare l'impressione di una grande distanza tra i soggetti posti in primo piano dove l'identificazione del dettaglio è molto forte, come l'angelo e Maria, piuttosto che il porta leggìo e i fiori, rispetto a paesaggio che si vede in lontananza. Per fare questo ha adottato il sistema di misurazione della prospettiva che prevede  la rappresentazione della superficie  piana nella terza  la terza dimensione,creando una forma di illusione che identifica la profondità di campo. 
Ha quindi creato un disegno preparatorio tracciando le coordinate sulle quali, successivamente, ha disegnato le profondità e i soggetti. 

Individuazione del punto di fuga nella prospettiva geometrica - dettaglio

 

La prospettiva aerea

Mai prima di allora nella storia dell'arte mondiale nessuno utilizzò la prospettiva aerea e l'inventore di questa tecnica fu proprio Leonardo da Vinci.

E' una tecnica sull'utilizzo del colore, chiamata tecnica della sfumatura leonardesca, che si basava sull’utilizzo di colori più leggeri, quasi sfumati per gli elementi più lontani, dando la sensazione di creare un "effetto nebbia" in grado di impedire all'osservatore la definizione dei contorni e delle forme  gli oggetti distanti. 

Gli oggetti più vicini vengono dipinti con dei colori puri, a basso contenuto di olii vegetali e basse percentuali di miscele, e  vengono stesi sulle figure e nelle forme con pienezza senza creare imperfezioni, in modo tale da esaltare ogni forma di dettaglio, anche i più impercettibili.

Se osservassimo un piatto a pochi metri, sicuramente lo vedremmo definito e più ci avviciniamo più scorgiamo dettagli che alla distanza precedente ci erano sfuggiti: immaginiamo ora di vedere il piatto a dieci metri: certamente lo vediamo informe e poco definito.

Utilizzando lo stesso principio di visione Leonardo ha costruito con il colore lo sfumato e ha creato le esatte sensazioni registrate dall'occhio umano, rendendo molte delle sue opere, oltre all'annunciazione di Cristo, un prodigioso e sorprendente laboratorio creativo dell'epoca che oggi è riconoscibile in tutto il mondo: l'arte del rinascimento italiano. 


Per concludere...
Leonardo ha utilizzato sia la prospettiva geometrica che la prospettiva aerea, ha introdotto il concetto innovativo del messaggio Divino dell'arcangelo Gabriele a Maria, ha elaborato le forme e i dettagli in modo assoluto. 

Ci ha consegnato un grande capolavoro che possiamo ancora oggi ammirare.